
A Filettino, piccolo Comune del Frusinate a poco più di 1000 metri di altitudine ci sono le sorgenti dell’Aniene. Ma la visita si giustifica almeno per due luoghi da non perdere. La cappella di San Nicola e la piccola chiesa di San Bernardino. La prima è probabilmente una delle dodici abbazie fondate da San Benedetto nel suo itinerario da Subiaco a Monte Cassino.

L’interno, a pianta rettangolare con volta a botte, conserva il suo elemento più prezioso: il ciclo di affreschi del XIII secolo, raffigurante un Giudizio Universale di matrice tardo bizantina. Sulla parete principale domina un grande angelo che annuncia il giudizio, circondato dagli apostoli seduti su troni dorati. Le figure sono solenni e frontali, quasi a guardare il visitatore.

Sulla parete opposta si sviluppa la seconda parte del ciclo, oggi solo parzialmente conservata, mentre la volta è decorata con medaglioni di arcangeli e motivi ornamentali di sapore orientale. Il ciclo di affreschi è interrotto da un inserto mariano – una Madonna con Bambino del Settecento – che trasformò l’abbazia benedettina nel Santuario Mariano del paese.


La chiesa di San Bernardino da Siena (dove si possono ammirare affreschi del XV secolo, in parte rovinati, e che custodiscono una curiosa immagine femminile nuda, foto) merita qualche spiegazione in più. Spiegazione che giustifica il fatto che il santo predicatore (1380-1444) è divenuto il patrono di questo borgo sperduto tra i monti Simbruini e gli Ernici, distante centinaia di chilometri dal luogo di nascita (Siena, in verità l’instancabile e finissimo oratore francescano è nato a Massa Marittima da famiglia senese) e dai luoghi di missione, oltre a Siena, Milano, Ferrara, il Montefeltro.
Fra Bernardino da Siena soggiornò almeno due volte a Filettino: la prima nel 1433 al seguito di Sigismondo di Germania (1368-1437) già Principe elettore di Brandeburgo, Re d’Ungheria dal 1387, Re di Croazia, Rex Romanorum dal 1411, Re di Boemia dal 1419 e finalmente Imperatore del Sacro Romano Impero. La seconda visita del frate francescano in paese avvenne cinque anni dopo, nel 1438, per una predicazione.
E la predicazione di fra Bernardino era sempre straordinaria: riempiva le piazze, visto che le chiese non potevano contenere le folle che volevano ascoltarlo. La sua fama di santità – nonostante tre tentativi di scomunica in vita – lo portò alla canonizzazione solo sei anni dopo la morte.

Ma i suoi miracoli proseguirono oltre la morte. Quello che a Filettino si celebra avvenne – per opera sua – il 19 maggio 1486, alla vigilia della sua festa (il 20 maggio). Le truppe guidate da Virginio Orsini stavano per saccheggiare il paese – possedimento dei Caetani, famiglia nemica degli Orsini – e la popolazione invocò l’intervento di Bernardino ormai proclamato santo (la tradizione vuole che in una delle sue due tappe a Filettino, abbia lasciato l’impronta del ginocchio nella località oggi nota come Cona di San Bernardino, foto). E Bernardino intervenne lanciando una violenta grandinata di ghiande di piombo contro gli armati di Virginio Orsini.

Nella chiesa – ora adibita a museo – si conserva la sopravveste di Virginio (foto) tempestata di una trentina di buchi e con qualche residuo metallico.

Già perché le “ghiande di piombo” che scesero con violenza dal cielo erano di un metallo strano. Uno di questi proiettili è conservato nella chiesa di Santa Maria Assunta a Filettino. A metà dell’Ottocento venne sottoposto a martellamenti vari, ma si rivelò indistruttibile. C’è chi ritiene si tratti di un meteorite, così come tutte le altre schegge piovute miracolosamente dal cielo in quella sera di vigilia della festa di San Bernardino.
Più di un motivo di volerlo patrono. Più di un motivo per ospitarne le spoglie mortali – ora tornate all’Aquila, dove morì e fu sepolto – durante il terremoto del 2009. In cambio venne sottratto un dito. Oggi trattenuto a Filettino, in una teca, in Santa Maria Assunta.
