Un’incursione a Roma. Una memoria delle prime lezioni di storia dell’arte al Liceo, a Milano, quando Santa Costanza era solo un “caso di studio”: una delle poche chiese a pianta centrale (in realtà nasce come mausoleo) e uno dei più antichi luoghi dove incantarsi davanti ai mosaici del IV secolo. A Roma non ce ne sono altri. Bisogna andare a Ravenna per farne una scorpacciata.

          

Il mausoleo venne costruito tra il 340 e il 345 per ospitare le spoglie mortali della figlia dell’imperatore Costantino, Costantina (poi venerata come santa Costanza), a ridosso della Basilica costantiniana – oggi resta solo qualche rudere, accanto al luogo della sepoltura di Sant’Agnese, di cui Costantina era devota. Oggi la bellissima chiesa – Sant’Agnese fuori le mura – dedicata alla vergine e martire cristiana sgozzata come un agnello (per questo è spesso ritratta con il mansueto animale) ne ospita i resti mortali (tranne la testa, conservata in Sant’Agnese in Agone). Nel MedioEvo a lungo il mausoleo, prima di essere consacrato come chiesa, fece le funzioni di battistero per la Basilica di Sant’Agnese.
Il martirio di Agnese è fatto risalire a pochi anni prima della costruzione del mausoleo di Costantina che morì circa 50 anni dopo Agnese.

          

Morta in Bitinia dove era sposa del re Annibaliano, Costanza-Costantina venne traslata a Roma e sepolta nell’imponente sarcofago in porfido rosso (ora ai Musei Vaticani: in Santa Costanza si conserva una perfetta copia).

La cupola dell’edificio era, in origine, ricoperta da mosaici, distrutti intorno al 1620, ora sostituiti da affreschi di mediocre fattura. L’impianto musivo resta intatto nell’ambulacro, dove a motivi floreali e scene di vendemmia – che fecero sospettare una primitiva dedicazione a Bacco – si aggiungono due nicchie/lunette con immagini di sapore orientale.

La prima scena, seppur pesantemente restaurata nel XIX secolo, rappresenta, davanti a uno scenario di palme uno dei primi esempi a mosaico di tale raffigurazione (IV secolo), che simboleggia il primato del papato. Cristo ha in mano i due rotoli della legge e ne porge uno a un deferente San Pietro (imberbe) che lo riceve coprendosi le mani col manto in segno di rispetto. Molto particolare è che il Cristo appaia adulto e barbuto, in veste purpurea, attorniato da palme, quale imperatore sul globo terracqueo e/o sul cosmo.

Nell’altra nicchia è il Cristo a essere senza barba, secondo la tradizione d’Oriente. Il Cristo è raffigurato giovane e in gloria, splendente d’oro, poggiante sulle nubi che sovrastano una collinetta, simbolo dell’Eden, il centro del mondo, da cui sgorgano i quattro fiumi paradisiaci, cui si avvicinano quattro pecore, cioè i fedeli. È un’immagine quindi del Giudizio finale. Ai lati stanno in adorazione San Pietro, con in mano un bastone, simbolo della sua dignità di primo Papa, e San Paolo; alle loro spalle due piccoli mausolei stilizzati, affiancati da una palma, ricordano i due santuari sorti a Roma sulle loro tombe.