Eleuterio in greco significa “liberatore”. La Chiesa cattolica venera almeno tre santi con questo nome: il primo divenne papa nel II secolo; un altro, vescovo di Tournai, visse a cavallo tra il V e il VI secolo; un terzo Eleuterio visse nel V secolo ed è il patrono di un paesotto del Frusinate, Arce. Di lui si narra che fosse un pellegrino, che dalla Britannia si diresse in Terra Santa e di ritorno si fermò in Italia. Ad Arce chiese ospitalità, e per tutta risposta gli vennero scagliati contro due cani feroci, che tuttavia si ammansirono al suo contatto. E lo vegliarono il giorno dopo, quando venne trovato morto con alcuni serpenti ai piedi e con un cilicio penitenziale stretto sul petto. Anche per questo Eleuterio è protettore contro i morsi di cane e di serpente.

Il culto per Sant’Eleuterio pellegrino divenne rapidamente contagioso. Sul luogo della sua sepoltura sorse una chiesa, che col tempo divenne santuario, è la costruzione che oggi si trova tra Arce e la valle del Liri. Nella sua attuale edificazione risale al 1574, una versione che modificò fortemente l’impianto romanico di chiesa-fortezza (si noti che il campanile è di fatto una torre multilaterale di protezione).

La costruzione attuale risulta molto modificata da quella che doveva essere la costruzione originaria, si noti come detto nella parte posteriore dell’edificio la torre campanaria, a forma quadrangolare, più simile ad una torre di difesa che ad una campanaria. Un altro profondo restauro avvenne nei primi anni del Novecento. Sul piazzale la Madonna del Canneto che unisce Sant’Eleuterio nella devozione popolare della zona.

Oltre alla dedicazione al patrono e alla statua che viene esibita in processione (il giorno di Sant’Eleuterio pellegrino è il 29 maggio), il Santuario a lui dedicato conserva poco: il quadro sull’altare è una riproduzione fotografica di un “Sant’Eleuterio” dipinto nella seconda metà del Cinquecento, il cui originale è conservato a Sora. Sotto l’altare una grata protegge il loculo in cui venne conservato il corpo del Santo fino a quando venne trasferito nell’altra chiesa di Arce, dedicata ai santi Pietro e Paolo.
Accanto alla riproduzione fotografica di Sant’Eleuterio (opera di Marco Marzaroppi) due affreschi del XIII secolo in cattivo stato di conservazione. Altri due affreschi (un san Rocco e una Maternità di Maria tra i santi, in alto a sinistra è ancora Eleuterio) sono stati realizzati all’inizio del Novecento nel penultimo restauro.

Una testimonianza ben precisa sull’importanza del culto di questo Santo l’apprendiamo nel libro “Il Ceprano ravvivato”, quando l’autore descrivendo il corso del fiume Liri arrivato ad Arce afferma: “…… e di Capo Lato, hoggi di S. Eleuterio Heremita, per la vicinanza di un suo Tempio notabile non meno per la sua deuozione, che per la ricchezza, e abondanza de voti; che si fa ammirare da tutti li riguardanti, oltre che pre risiedervi il suo benedetto corpo sotto dell’altare maggiore, apre la strada ad ogni nazione di concorrervi; li cittadini naturali di Arce, e le speranze, e se vogliamo rapportare il vero, non so se vi fù mai tepio maggiore à quello per la diuotione ……”; questa descrizione ci fa comprendere quale importanza abbia avuto questo santuario nel corso degli anni.

Tradizioni orali ci raccontano molte curiosità e fatti di folklore legati al culto di Sant’Eleuterio, la più antica e simpatica è la storia delle formiche che, dopo il ritrovamento del corpo di S. Eleuterio, delinearono i confini della chiesa da erigersi. Il racconto delle formiche rammenta un’altra chiesa poco distante, quella di Ausonia, dove, anche in quel caso, le formiche furono decisive per le indicazioni della costruzione.
Molte sono le occasioni in cui si racconta come il santo sia corso in soccorso della popolazione contro le carestie, siccità e pericoli. Si ricordano ancora gli aneddoti della seconda Guerra Mondiale, il primo raccontato da testimoni oculari avvenne presso il Santuario, i tedeschi infatti qui si erano accampati e volendo utilizzare l’edificio sacro come stalla per i loro cavalli tentarono di far entrare gli animali ma con grande meraviglia questi non vollero entrare neanche a furia di bastonate, il secondo forse per molti risulterà una strana coincidenza – sempre che esistano le coincidenze – ma è importante saperlo e che Arce fu liberata dagli alleati proprio il 29 maggio del 1944 festa propria di Sant’Eleuterio. Oltre alla Madonna del Canneto la chiesa santuario di sant’Eleuterio propone un altra immagine della devozione del territorio: la Trinità di Vallepietra nel rosone vetrato all’ingresso.
