Il Santuario della Madonna della Delibera di Terracina si mostra come un edificio di fine Ottocento. Senza infamia, senza lode. Un’architettura anonima, che si erge in un vasto piazzale, con un ampio porticato, a indicare la necessità di ospitare tanta gente, tanti fedeli. E così è ancora nei tre giorni che preparano la festa dell’8 settembre. La festa della Madonna della Delibera viene celebrata nel giorno della Natività di Maria.

La data di riferimento (1417) è riportata nell’iscrizione che corre al di sotto della lunetta affrescata con le figure della Vergine in trono con il Bambino con ai lati san Giovanni Battista e san Cesareo martire, patrono di Terracina. Al di sotto dell’iscrizione sono raffigurati due donatori laici inginocchiati in preghiera recanti in mano un conta-preghiere, quello che diventerà il Rosario, non ancora definito liturgicamente alla data dell’affresco. Si tratta di una coppia di coniugi, Antonio Pannicella (è il nome che compare) e la sua consorte Civella (una sorta di vezzeggiativo derivante da Giacoma, Giacomella, Covella, Civella) che dedicano il dipinto alla Vergine. Il carattere poco elegante della scrittura, l’incapacità di impaginare correttamente il testo nello spazio disponibile e alcuni errori ortografici, inducono a supporre che sia stato trascritto da un pittore analfabeta.
La marcata discrepanza stilistica tra le due parti della composizione è determinata dal continuo rifacimento delle figure della Vergine e dei santi. E’ probabile che l’immagine di Maria con il Bambino fosse venerata da molto tempo prima, e l’affresco sia tornato alla luce alla fine del XV secolo: la data incisa sulla campanella che, almeno fino al 1730, rimase sul campaniletto che svettava sul muro di cinta del chiostro, in fondo alla chiesa, accanto alla sagrestia riportava la data del 1491.

Due sono le leggende che vengono citate sulle circostanze che hanno portato al ritrovamento dell’immagine mariana. La seconda ci offre le motivazioni atte a spiegarci come tale immagine, unica fra tutte quelle esistenti nella città e nel contado, sia stata eletta protettrice degli scampati alla morte; o meglio, doversi al suo intervento protettore l’averla scampata: Delibera è una storpiatura di Libera, la Madonna della Liberazione dai pericoli, dalla minaccia stessa della morte.
La prima leggenda è la solita storia del ritrovamento delle immagini sacre frequenti nella tradizione religiosa popolare. Un contadino arando il campo sarebbe stato spinto alla scoperta dall’atteggiamento dei buoi che ogni qualvolta passavano davanti a un vecchio muro si fermavano, vi si volgevano e si inginocchiavano. Più o meno la stessa storia del Santuario della Madonna del Campo, a Cave. L’altra storia, invece, ci racconta di un pastore inseguito da due briganti, sfiancato dalla lunga corsa fu acciuffato all’altezza di un vecchio muro. Sbattuto violentemente contro di esso dai due energumeni provocò la caduta dell’intonaco, ormai gonfio e marcio per l’acqua, scoprendo così l’Immagine e salvandosi la vita.

Terracina è parte di quella zona al Sud del Lazio, tra i fiumi Liri e Gari (che danno vita al Garigliano), che viene indicata come la “Valle dei Santi”, o “Terra di Lavoro”, segnata da campi da arare e seminare ed edicole votive presso cui sostare in preghiera: la religiosità agreste era scandita dal ritmo lavoro-preghiera, anche fuori dai cenobi religiosi, e la devozione mariana (insieme a quella dei santi patroni) era il collante di tutto ciò.

Molto probabilmente, il fenomeno che diede origine alla denominazione di “Valle dei Santi” cominciò proprio con l’erezione dell’edicola dedicata alla Delibera, cui seguì quella di piccole cappelle in onore di altri santi.
L’edificazione del Santuario nella sua ultima versione di fine Ottocento venne finanziata dal conte Agostino Antonelli. I lavori furono iniziati nel 1889 e venne aperto al culto nel 1896: tre anni dopo, nel 1899, papa Leone XIII regalò l’altare solenne che ancora oggi campeggia nel transetto, davanti all’immagine quattrocentesca. Le decorazioni interne rimandano all’eclettismo di fine secolo. Un anticipo religioso del gusto e della suggestione art déco.
