San Benedetto giunse sul Monte di Cassino intorno al 529. La creazione del monastero più antico d’Europa data 1500 anni fa. A differenza della dozzina di comunità create a Subiaco, Benedetto a Montecassino vuole creare un’unica realtà organizzata. Non una serie di cenobi autonomi, ma un vero e proprio monastero, “trovandovi un ambiente propizio alla separazione dal mondo, ma anche una popolazione rurale ancora sensibile ai culti pagani da evangelizzare e una sede episcopale da tempo vacante”.

L’avventura dell’Abbazia è segnata da sempre da distruzioni continue. Lo stesso fondatore lo aveva previsto (nel Museo dell’Abbazia c’è questo ritratto di san Benedetto che piange il futuro, dipinto da Luca Giordano, seconda metà del 1600), e secondo il racconto di San Gregorio Magno (scritto tra il 593 e il 594) lo confessò, piangendo a un confratello, Teoprobo: “Tutto questo monastero che io ho costruito e tutte le cose che ho preparato per i fratelli, per disposizione di Dio Onnipotente, sono destinate a finire in preda ai barbari. A gran fatica sono riuscito ad ottenere che, di quanto è in questo luogo, mi siano risparmiate le vite”.

     

Nel 577 infatti i Longobardi guidati dal beneventano Zotone distruggono completamente il monastero. I monaci riescono a fuggire – come contrattato da Benedetto con Dio Onnipotente, in quella notte di pianto – e giungendo a Roma danno inizio alla fortuna della Regola del fondatore (che non ha mai scritto “Ora et labora”), che era morto trent’anni prima (547), sepolto a Montecassino accanto alla sorella gemella, Santa Scolastica, morta pochi anni prima in un monastero della pianura cassinese di cui oggi non restano tracce.
Dopo la rinascita del VII-VIII secolo, per opera del nobile bresciano Petronace, l’Abbazia di Montecassino viene di nuovo distrutta dai nuovi barbari, i Saraceni, che la saccheggiano e la danno alle fiamme nell’883.

     

L’imponente manufatto che vediamo oggi in cima alla Rocca (come la definiva Paolo Diacono) è frutto di una meticolosa ricostruzione avvenuta negli anni Cinquanta del secolo scorso, dopo l’ultima grande terribile distruzione del monastero a opera dei bombardieri americani, che il 15 febbraio 1944 sottopongono Montecassino al bombardamento più colossale di tutta la Seconda guerra mondiale contro un solo edificio. Gli Alleati erano convinti ci fossero le truppe tedesche. Ma non era così. Dalle macerie rinasce per l’ultima volta il monastero di Benedetto, che viene ricomposto secondo il manufatto che aveva preso forma tra la fine del Cinquecento e la metà del Settecento. La grande abbazia voluta dall’abate Desiderio (che diverrà papa per circa un anno, con il nome di Vittore III), eretta nell’XI secolo, era già stata distrutta da un terremoto nel 1349. A detta delle testimonianze del tempo – e dei reperti recuperati – era un’opera colossale per grandezza, bellezza e attrattività culturale e spirituale. Un vero crocevia di artisti, di filosofi, di teste coronate.

Poche cose sono state recuperate sotto le macerie del bombardamento americano: innanzitutto i resti mortali di San Benedetto e Santa Scolastica, che oggi sono conservati sotto l’altare maggiore della Chiesa abbaziale; ritrovata integra anche la lastra di rame dipinta dal Cavalier d’Arpino, che chiude il sacello, in cui sono rappresentati i due santi gemelli.

     

Anche la statua settecentesca di San Benedetto, quella che oggi si trova accanto al pozzo del ricostruito chiostro del Bramante, venne ritrovata pressoché intatta. Nel primo chiostro che si incontra salendo, quello che venne dedicato fin dall’inizio a san Martino di Tours, una statua di bronzo degli anni Cinquanta, ricorda il luogo della morte di San Benedetto, sorretto dai confratelli, dopo aver ricevuto l’Eucaristia.
Accanto all’ingresso della Chiesa abbaziale si apre il Museo. Tappa imperdibile per completare la visita e per attraversare il passato di questi 1500 anni di storia europea (non a caso papa San Paolo VI volle attribuire a San Benedetto il titolo di patrono d’Europa).

     

Tra i segni della memoria artistica (alcuni reperti dell’abbazia di Desiderio, oltre al calco del viso e della mani di santa Scolastica) e religiosa si incontra il Placito Cassinese, il documento del 960, in cui viene trascritta per la prima volta un’espressione in un volgare italico (“Sao ko kelle terre per li confini che li kontene…”), quello che si parlava in zona e che un notaio abituato al latino, prova a riprodurre come testimonianza di alcuni contadini.
Qui si concluse il viaggio terreno di San Benedetto, iniziato a Norcia – circa 300 chilometri da qui – nel 480, proseguito a Subiaco e concluso su questa Rocca. Qui è iniziata la storia del monachesimo occidentale, e un po’ di tutta l’Europa che conosciamo oggi. Le radici della quercia, nata, abbattuta e rinata almeno quattro volte, sono oggi affidate a noi, che ne siamo inconsapevoli frutti.