
Agli storici dell’arte lasciamo studiare se lo stile cosmatesco derivi da quello bizantino, ma è certo che la luce che produce negli interni che decora ha un sapore orientale. A cui aggiunge il colore.
Ogni volta è un’esperienza mozzafiato. Come entrare nel Duomo di Ferentino.
Dall’esterno, dalla facciata grigia e quasi anonima, nulla potrebbe far immaginare il trionfo di luce e colori che travolge il visitatore.
A me è venuta in mente Anagni. D’altronde questo stile di mosaico ornamentale intarsiato fu introdotto nell’arte decorativa dell’Europa nel corso del XII secolo da un marmista di nome Laurentius (noto anche come Lorenzo Cosmati), originario di Anagni.
Nella stirpe di Laurentius, cosmatesco, ci sono due Jacobus, quello vissuto tra 1165-1234, figlio di Laurentius, è certamente l’autore della decorazione del Duomo di Ferentino, come attestato dai documenti: “Jacobi magistri romani”.
Lo stile cosmatesco fiorisce proprio a Roma tra il XII e il XIII.
La cattedrale di Ferentino, dedicata ai santi Giovanni e Paolo, come la vediamo oggi è più o meno quella edificata nel 1108 dal vescovo Agostino (pavimentata solo nel 1203), che la ristrutturò ampiamente rispetto a quella voluta da papa Pasquale I nel IX secolo.
Destino dei nomi: il vescovo Agostino di Ferentino volle più bella e più nuova la chiesa per traslare qui le reliquie del martire venerato da sempre qui a Ferentino: sant’Ambrogio.
Un Agostino e un Ambrogio che nulla hanno a che vedere, ovviamente, con i loro omonimi di Ippona e di Milano.

L’Ambrogio venerato qui (il sacello con le sue ossa è sotto l’altare della Chiesa cattedrale, nella foto) era un militare romano.
Un centurione, ligure di origine, arruolato a Milano dal proconsole Daciano – la fonte della vicenda è la essenziale Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, il vescovo Giacomo da Varazze, per intenderci – incaricato di promuovere la grande persecuzione contro i cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano.
Quando Daciano scoprì che il suo fidato Ambrogio era cristiano gli chiese di abiurare.
Di fronte al rifiuto lo fece decapitare, il 16 agosto 304, in località Monticchio, presso Ferentino.
Il corpo venne recuperato nottetempo dai fedeli del posto e – dopo l’editto di Costantino – divenne oggetto di culto pubblico.
Sant’Ambrogio martire è da allora patrono del borgo ciociaro, che ogni anno gli attribuisce una grande festa, con tanto di “macchina” che percorre a spalle le vie di Ferentino, custodendo una statua equestre del martire, in argento.
Molti i miracoli attribuiti al martire militare, come quello – assai coerente con la “professione” del combattente – che vuole che abbia trasformato un migliaio di lumache in altrettanti soldati per respingere un assalto saraceno nell’829.

Ferentino, come altri borghi ciociari – da Anagni a Veroli – ebbe una grande storia in epoca romana (ci sono bellissimi reperti di un mercato coperto di epoca augustea), fino al Medioevo.
Poi la crisi. Un “memento mori” che si vede nei resti, di fianco al Duomo, di una grande chiesa progettata per celebrare San Pietro.
La mancata costruzione indusse alla doppia intestazione del Duomo, fino ad allora dedicato solo a san Giovanni.
