Jenne? “Povera gregge di casupole che il campanile governa”, parole di Antonio Fogazzaro (1842-1911).

Che c’entra l’autore di “Malombra” e di “Piccolo mondo antico” – vicentino, milanese d’adozione, cantore dei misteri dei laghi del Nord, da quello di Como a quello di Lugano – con questo borgo arroccato nell’alta valle dell’Aniene?

C’entra, perché il penultimo romanzo di Fogazzaro, “Il Santo”, è ambientato proprio tra Subiaco, Jenne e Roma. Anzi, Franco Maironi è proprio “il Santo di Jenne”.

Ma lasciamo la trama a chi vorrà recuperarla e torniamo in questo borgo, oggi abitato da poche centinaia di anime. Ma che si gloria proprio per la notorietà che gli diede Fogazzaro, e prima – molto prima – il papa Alessandro IV (1199-1261), nato qui, nel Castello che oggi non c’è più.

Del Castello in cui nacque, oggi resta solo la cappella di Santa Maria in Arce, o Madonna della Rocca, ampliata dopo la demolizione del Castelli.

Dedicata a Maria Nascente – come il Duomo di Milano! – risale al XII secolo e offre al suo interno una serie di affreschi del tempo (fino al XIII secolo).

Il più antico ritrae due episodi evangelici: il battesimo di Cristo e la sua entrata a Gerusalemme, riconoscibili anche nelle piccole porzioni rimaste.

Poi immagini di san Francesco (itinerante in questa valle e in quelle vicine verso Rieti e non solo), di santa Francesca Romana, della Madonna (raffigurata anche in una bellissima statua di terracotta del XV secolo).

Prima della costruzione del Castello c’era un edificio di proprietà dei monaci benedettini di Subiaco. Il nome di Jenne – come “fundus Gehenna” – appare per la prima volta in un documento di papa Leone IX (1002-1054) che ne attribuisce la pertinenza all’Abbazia di Subiaco.

Gehenna? Inferno? Le cavità carsiche della zona suggeriscono un’idea infernale (qui vicino c’è la grotta dell’Inferniglio) che, a dire il vero, mal si coniuga con l’amenità del luogo: boschi fitti, pianori verdi, mucche e bufale al pascolo brado.

Allora c’è chi ha suggerito altre etimologie: Janua, per indicare la porta per scendere lungo la valle dell’Aniene, verso Roma.

Oppure qualcosa a che fare proprio con il vocabolo Aniene. Per ridirla con il Fogazzaro l’origine del nome “è sepolta nella caligine dei secoli”.

Lo scrittore è ancora oggi considerato un figlio adottivo di questo borgo, di poca gente, ma assai ospitale.

Trovando chiusa la chiesa della Madonna della Rocca ho provato a chiedere e si è innescata una serie di telefonate che hanno raggiunto la signora con le chiavi, che si è prodigata per aprire e illustrare la bellezza del luogo e della sua storia.

Quella più recente, del Santo di Fogazzaro e quella più remota di papa Alessandro IV.

Al secolo Rinaldo, il futuro papa Alessandro IV fa parte di quei pontefici riformatori che hanno segnato gli anni tra san Francesco e san Tommaso, e di tutta la rifioritura della chiesa alla vigilia di quel confronto sempre più aspro con l’Impero e con il potere terreno.

La lapide posta nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea (costruita nell’Ottocento con i materiali del Castello) ne riassume parentele (con Innocenzo III e Gregorio IX) e meriti.