Era un lebbrosario, almeno fino al 1196, quando la cappella, adibita a ospitare i malati fuori dal paese di Alatri, venne consacrata a Santa Maria Maddalena penitente, in qualche modo affidataria delle sofferenze dei malati ospitati nel lazzareto.
Resta unito a essa un ospedale per i lebbrosi, almeno per i successivi tre secoli.
E sulle pareti della piccola chiesa sono ancora visibili – alcuni in cattivo stato di conservazione, altri in migliori condizioni – affreschi di natura votiva.
Sono dei veri e propri ex voto, databili tra il XIII e il XIV secolo, dedicati a una teoria di santi, non tutti identificati con esattezza.
Certamente c’è la Maddalena, con la pisside in cui custodisce l’unguento con cui raggiunse il Sepolcro, con l’intenzione di cospargerlo sul corpo del Cristo;

poi almeno due dediche a santa Caterina di Alessandria (con la ruota del martirio), evidentemente invocata per più di un intervento di cura e guarigione andato a buon fine.

Poi si riconosce un San Pietro (che sta sbiadendo), un vescovo, non santo, privo del nimbo, un bellissimo arcangelo Michele che sottomette il drago, impugnando l’Ostia e ponendo sotto il suo mantello due figure umane (l’umanità intera, Adamo ed Eva?) e altre figure meno riconducibili a cognizioni certe.

La devozione alla Maddalena era molto sentita nell’alto Medio Evo, soprattutto per l’eco delle sue reliquie ritrovate in Francia (a Vezelay e a Saint Maximin) e sull’onda della Legenda Aurea.
Una venerazione per la Maddalena l’ebbero i frati mendicanti, sia i domenicani, sia i francescani.
Una bellissima cappella della Maddalena (nelle foto qui sotto) si trova a Fontecolombo, uno dei quattro santuari della Valle Santa di Rieti, dove San Francesco ricevette il dettato della sua regola definitiva.
E proprio il Tau attribuito alla mano del Serafico si trova nella cappella della Maddalena.
Il culto rimase un po’ sbiadito nei secoli, dove è stato sovrapposto alle interpretazioni soggettive e assai creative di molti “cantastorie” di successo, come Dan Brown.

Per tornare alla chiesa della Maddalena di Alatri è giusto e bello segnalare una resistente devozione popolare che collega questo territorio al culto della Trinità.
Uno degli affreschi della chiesa (XIII secolo) è dedicato proprio alla Trinità (sbiadita la colomba e il volto di Dio Padre).
Ma soprattutto è degno di nota il pellegrinaggio che ogni anno (tra maggio e giugno) un centinaio (forse di più) di fedeli compie (a piedi! Sono almeno 75 chilometri, tra andata e ritorno) partendo dalla chiesa della Maddalena si dirige al Santuario della Trinità a Vallepietra.

Il punto di ritrovo e di partenza, davanti alla piccola chiesa di Alatri, è segnato da una edicola con la rappresentazione della Trinità di Vallepietra.
Giusto per ricordare questa manifestazione di fede – di pellegrinaggi così, ahinoi, ce ne sono sempre meno – la partenza avviene al venerdì mattina, arrivo a Vallepietra intorno alle 3 di notte.
Sosta per alcune ore. All’alba del sabato l’ultimo strappo da Vallepietra al Santuario, Messa celebrata a metà mattina.
Poi breve riposo e nello stesso pomeriggio ritorno al paese di Vallepietra. Dove nella notte tra il sabato e la domenica si ritorna (sempre a piedi) ad Alatri, alla chiesa della Maddalena.
