Ausonia è stato per qualche tempo il nome dell’Italia.

Gli Ausoni erano una popolazione pre-romana che abitava la penisola a Sud di Latina, fino alla Calabria.

Oggi Ausonia è un piccolo borgo laziale (provincia di Frosinone) al confine con la Campania, noto soprattutto per un Santuario – la Madonna del Piano – e per un’apparizione mariana che ne ha dato l’origine.

La tradizione indica una data – 23 aprile dell’anno 1100 – e un nome: Remingarda.

La cronaca della visione è di molto posteriore ai fatti narrati, ma di più di un secolo è antecedente alle vicende di Lourdes – la vicenda, è narrata in un manoscritto del 1709 dal titolo: “Cronica della mirabile transellazione della B.ma Vergine del Piano” – anche se qualcosa sembra ripetersi: la presenza miracolosa della Vergine, una giovane pastorella, Remingarda, in questo caso guardiana di porci, un luogo di malaffare, dove le donne del tempo venivano abusate e dove si liberavano talvolta dei figli non voluti, un fiume, qui il Gorgalonga (come veniva chiamato quello che oggi è l’Ausente), a Lourdes è il Gave.

E una richiesta, che in realtà la Madonna ripete instancabilmente ogni volta che appare: “Va dai sacerdoti e dal popolo affinché edifichino in questo luogo, un Santuario a me dedicato”.

Nel caso di Remingarda la Madre di Dio vuole assicurarsi che sia testimone credibile e la fa oggetto di un miracolo: la tocca e la risana, era storpia, torna in paese in piena salute. E viene ascoltata.

Il vescovo di Gaeta, Nazario, dopo aver pregato tutta la notte e invitato alla preghiera i fedeli, si recò con il popolo sul luogo dell’apparizione e trovò una fitta rete di formiche che segnavano il posto dove doveva sorgere la chiesa.

Ma, soprattutto, si trovò sul posto una statua lignea della Vergine (la stessa che oggi si venera nel Santuario) che era da sempre venerata nella vicina Castro de’ Volsci, sotto il titolo di “Maria della Speranza”.

La statua proveniva dal paese di Castro, ma nessuno sapeva come era giunta lì.

I castresi quando se ne accorsero, vennero a riprenderla per ben tre volte, credendo essere quello un furto.

Ma ogni volta la statua ritornava, sempre miracolosamente, nella contrada del Gorgalonga.

Al quarto tentativo la statua si fece pesante al punto che neppure il carro trainato da diverse paia di buoi, si poteva più muovere.

I castresi compresero che la Madonna voleva restare nel nuovo santuario e da allora, ogni tre anni si celebra la festa congiunta dei due borghi.

         

Della struttura edificata nel XII secolo resta qualche vestigia nella cripta, che spesso purtroppo si trova chiusa.

Si scendono gli stretti scalini che portano alla cripta a tre absidi, resto della chiesa primitiva, e tutte le pareti e la volta a botte sono interamente ricoperte da affreschi in stile bizantino in parte deperiti che raccontano storie della Madonna, di Cristo, di Santi, di fatti biblici ed evangelici e del miracolo di Remingarda, la giovane pastorella deforme guarita da Maria.

Una vera e propria summa storica e religiosa sulle origini e le finalità del santuario.

    

Il Santuario che si vede oggi è il frutto di un allargamento del XV secolo (l’attuale pronao) e dei restauri del 1954 successivi ai bombardamenti della seconda guerra mondiale (il campanile è stato integralmente rifatto).

L’interno a tre navate divise da pilastri è stato rifatto nel ‘600 con rivestimenti di stucchi e marmi barocchi.

All’inizio della navata centrale, sulla sinistra, il sarcofago di Elisio Calenzio (1430-1501) poeta umanista nato ad Ausonia e vissuto a Napoli alla corte di Ferrante d’Aragona.

L’iscrizione sulla tomba funge da richiamo per il viandante frettoloso invitato a pregare per colui che riposa in quel sepolcro:

“Se morirò alle Fratte o poco lontano da esse desiderio che mi si seppellisca nel tempio della santa Vergine di Gorgalonga (fiume lungo), nel territorio delle Fratte.

Voglio che là le mie ossa siano messe in una tomba di pietra e che sopra vi sia scritto il mio nome, in mia memoria e per l’edificazione dei miei nipoti”.