L’abbazia di San Domenico, alle porte di Sora, è tra le più antiche del Lazio.

Quella che vediamo è il frutto del restauro cistercense del XIII secolo, ma l’origine dell’edificio è assai precedente.

E’ stata fondata nel 1011 dall’abate Domenico di Foligno (951-1031) – quindi nulla a che vedere con l’altro più famoso Domenico di Guzman – a suggello pubblico di penitenza, di conversione e di devozione del governatore di Sora e d’Arpino Pietro Rainerio e di Doda sua moglie.

La costruzione avvenne sulle rovine della villa paterna di Marco Tullio Cicerone, che nacque poco lontano, ad Arpino (anche se, secondo alcune biografie sarebbe nato proprio qui, nella villa di Sora).

 

L’abate Domenico fu un riformatore della vita monastica a cavallo tra X e XI secolo. Divenne benedettino e sacerdote.

Il suo desiderio era condurre vita eremitica, ma dovunque andasse attirava molta gente devota.

Così si spostò in diversi luoghi, fondando monasteri.

Dapprima fu su un monte presso Scandriglia (Rieti), dove edificò San Salvatore, divenendone abate. Poi in Abruzzo, dove sorsero San Pietro del Lago e San Pietro di Avellana e a Cocullo.

A Trisulti, presso Collepardo, fondò il cenobio di San Bartolomeo (di cui si vedono i ruderi, poco lontano dalla successiva Certosa). Venerato a Sora e nel Frusinate, è considerato guaritore dai morsi dei serpenti. Morì a Sora il 22 gennaio 1031 e fu sepolto nella chiesa del monastero, dove i suoi resti sono conservati nella cripta.

E’ invocato contro i morsi dei serpenti velenosi e dei cani idrofobi, protettore contro i danni dalla tempesta e della grandine, ma anche contro la febbre e il mal di denti.

         

L’abbazia fondata da Domenico a Sora ebbe subito un grande sviluppo spirituale ed economico.

Tra gli ospiti del monastero ci fu probabilmente anche Ildebrando Aldobrandeschi di Soana (1020-1085), il futuro papa Gregorio VII.

Il cenobio sorano rivestì un’importanza particolare, non solo per il rinnovamento spirituale di cui la comunità fu portatrice, ma anche per la sua funzione politica e sociale, tanto che pontefici, alti prelati e nobili contribuirono alla sua crescita e al suo prestigio, assicurandogli costantemente privilegi fino a Innocenzo III (1161-1216) che nel 1205 emanò una bolla con cui, per difendere il beni del monastero da coloro che vi accampavano ingiustamente dei diritti, riconfermava ogni singolo possedimento, convalidava le libertà concesse dai suoi predecessori e dava ai monaci la facoltà di chiedere qualunque cosa occorresse loro alla Santa Sede con l’autorità del suo stesso nome.

Furono proprio alcuni confratelli di Domenico che nel 1036 fondarono l’Abbazia di Casamari, che nel 1152 venne accorpata però all’ordine cistercense.

Nel 1104 al titolo di Beata Vergine Maria aggiunse la dedicazione al fondatore, san Domenico abate, appena canonizzato.

Come accade spesso l’eccessiva ricchezza e potenza temporale provocò una decadenza della qualità della vita monastica che indusse papa Onorio III (1150 – 1227) a deliberare nel 1222 l’affiliazione dell’abbazia di Sora a quella di Casamari, ormai cistercense.

Per il monastero sorano fu una doppia umiliazione, poiché non solo perdeva la sua autonomia, ma passava alle dipendenze di una sua stessa filiazione; come scrisse l’abate Cassoni: “Quella che una volta fu madre, si vide divenir figlia della sua figlia”.

I Cistercensi modificarono la chiesa abbaziale e costruirono un nartece (come quello di Casamari), crollato qualche secolo dopo durante il terremoto del 1634: ne restò solo la colonna dove venne eretta la statuina della Vergine che ancora oggi si venera.

    

L’interno riproduce la disposizione della basilica romanica a croce latina: un unico ambiente diviso in tre navate da una doppia fila di massicci pilastri sormontati da archi a sesto acuto. In fondo alla navata centrale si innalza un’ampia scalinata che sale al presbiterio sopraelevato (dove oggi campeggia un enorme crocifisso del XIX secolo) e che nasconde la sottostante cripta.

Ciascuna delle navate termina con un’abside semicircolare, che ben si apprezza dal retro della costruzione.