Papa Alessandro IV era stato eletto Pontefice, all’unanimità, solo due anni prima. Nel 1256 dovette asseverare un miracolo non nelle sue terre – era uno dei quattro papi di Anagni, in particolare nativo di Jenne – ma nella Capitale.
Il luogo è noto ai romani e ai turisti, ma la devozione mariana non ha tempo né spazio, ed è spesso collegata all’acqua. Fonti miracolose accompagnano spesso il culto della Vergine. Anche nell’attuale Chiesa di Santa Maria in Via, alle spalle dell’attuale Galleria Alberto Sordi, c’è di mezzo l’acqua, un’immagine della Madonna, e un prodigio.

          

Tutto nasce in un pozzo che il cardinale Pietro Capocci possedeva accanto a una stalla, adiacente a uno dei palazzi della famiglia nobiliare di cui faceva parte. Nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 1256, uno stalliere, dopo aver rigovernato stalla e cavalli, fa cadere – o getta? – una immagine della Madonna, dipinta su una tegola di ardesia, nel pozzo della stalla.
Pochi secondi passarono dal fatto e accadde l’incredibile: dal pozzo cominciò improvvisamente e rapidamente a salire il livello dell’acqua, fino a che essa cominciò a straripare copiosamente. La fuoriuscita dell’acqua si riversò verso la stalla e in pochissimo tempo quell’ambiente cominciò ad allagarsi. I cavalli cominciarono a nitrire e a scalpitare, svegliando così gli stallieri che, sebbene stupiti per lo strano fenomeno, si affrettarono a mettere le bestie in salvo. Poco dopo, cominciarono a creare dei canali di scolo dentro la stalla, che nel frattempo era già diventata una sorta di piccolo stagno. Fatto ancora più strano gli stallieri videro galleggiare nell’acqua del pozzo, contro ogni legge della fisica, la tegola di ardesia appena gettata nel fondo.
Anche recuperare la pietra non fu semplice. La cronaca redatta dopo l’evento descrive l’oggetto, nelle mani degli stallieri accorsi, più sfuggente di un pesce. Dovettero svegliare il cardinale che dopo una preghiera alla Vergine riuscì ad afferrare l’immagine. Da quel momento l’acqua iniziò a defluire nel pozzo.

          

Il cardinale Capocci (il suo monumento funebre oggi è nella cappella), il giorno dopo andò a informare papa Alessandro IV, che dopo le opportune verifiche (non si può collocare papa Alessandro nella categoria dei creduloni, si circondò da sempre di intellettuali finissimi, da san Tommaso d’Aquino a sant’Alberto Magno, e a san Bonaventura) decretò trattarsi di un fenomeno miracoloso. Soprannaturale, cioè contrario alle leggi della natura. Ancora oggi i fedeli – e i curiosi – bevono alla fonte, ora conservata nella cappella laterale destra della chiesa che venne successivamente edificata (e più volte restaurata, fino alla sua attuale forma barocca).
Quella che si venera nell’altare della cappella con la fonte dell’acqua è la stessa immagine che fu restituita dal pozzo, che “non volle” lasciarla precipitata sul fondo.