• Paliano è uno di quei borghi che non t’aspetti. E ancora più sorprendente è la cappella rupestre dedicata alla Madonna, nella campagna che si perde attorno al piccolo paese. Andiamo con ordine. E iniziamo da Maria. Nel giorno della festa per la sua Natività, l’8 settembre del 1630, tra le rovine del castello di Zancati, venne ritrovato un affresco della Vergine con il Bambino. L’opera è stata attribuita recentemente al pittore Petrus, monaco o converso benedettino, artista di formazione tardogotica di scuola marchigiana, attivo nell’area di Subiaco nella seconda metà del ‘400.

L’affresco era collocato in una grotta-cappella la cui origine non è chiarissima. Del castello di Zancati si ha notizia dal 1233, probabilmente passò sotto il controllo dei Conti di Segni – la famiglia che ha dato le origini a papa Innocenzo III (1161-1216) – e poi distrutto intorno al 1504. Da allora solo rovine, in mezzo alla campagna, a 5 chilometri dal “centro” di Paliano, dove nel Seicento comandava la famiglia Colonna, e dove nel palazzo ducale (bellissimo) voluto da Filippo Colonna, venne tumulato, tra gli altri il grande vincitore della battaglia di Lepanto, Marcantonio Colonna (1535-1584). Fu proprio Filippo Colonna a far costruire nel 1633, nella collegiata rinascimentale di Sant’Andrea (secolo XVI), una cappella dove conservare l’affresco staccato dalla grotta rupestre.

          

L’immagine, ritenuta miracolosa, fu trasportata il 2 dicembre 1632 in Sant’ Andrea e posta in una macchina lignea sopra l’altare maggiore; il 21 novembre 1633 fu trasferita nella cappella costruita appositamente per essa.
Il culto per la Madonna di Zancati è ancora vivo nei palianesi, devoti all’immagine dell’affresco staccato e conservato nel centro del paese, e devoti alla cappella rupestre dove l’immagine venne trovata. Luogo di pellegrinaggio il 2 dicembre e di celebrazione eucaristica frequente, nonostante il posto remoto.

          

Ecco, il luogo è uno di quelli che poi è difficile da dimenticare. Una radura, che si vede ben conservata, nonostante sia raggiungibile solo da una strada bianca, un po’ sconnessa, che attraversa luoghi di passaggio dei cacciatori. Un chilometro e mezzo dalla provinciale, tre chilometri dalla parrocchia di Santa Maria di Pugliano (evidente derivazione da Paliano), che sorge su un cucuzzolo a tre chilometri dal borgo.

Nella radura, accanto alla cappella rupestre, spoglia, essenziale, con tante fotografie di fedeli in vece di ex-voto, c’è una lapide con la scritta, poetica e un po’ oscura, che ricorda una grazia ricevuta: “La sirena del mare, nelle ore brune della notte, donò il latte a un assetato pargoletto. Evangelisti Letizia in Proietti offre a Maria di Zancati per grazia ricevuta nella mezzanotte del 1° gennaio 1929. A perenne ricordo”.
Nella cappella è conservata una preghiera che è bello riprodurre: “Vergine Santissima di Zancati, che dal trono ove i nostri padri collocarono la Tua Immagine non cessasti mai di profondere grazie e favori ai tuoi devoti, volgi anche a noi gli occhi Tuoi misericordiosi e benigni. Salvaci, o Madre, dalla corruzione che dilaga, dall’empietà che trionfa, dall’indifferentismo che impera. Allontana dal nostro capo l’ira vindice del Tuo Divin Figliuolo Gesù. Proteggi la città di Paliano che tu volesti scegliere a tua dimora e salvaci dai pericoli che incombono. Infondi alle nostre intelligenze la sapienza dei forti per vincere le tentazioni del nemico ed ai nostri cuori l’amore per il bene. E nell’ora suprema della morte nascondici sotto il Tuo manto e l’anima conduci dove regna per sempre la pace. E così sia”.