Il paese è di quelli che non ti aspetti: un borgo interamente cinto di mura dell’XI-XII secolo. Romanica è anche l’origine della chiesa parrocchiale, già Collegiata, dedicata a San Michele Arcangelo, a conferma di una venerazione diffusa nel territorio per il guerriero celeste, il cui nome in ebraico significa “Chi è come Dio?” (nell’affresco della chiesa di Vico si riporta il motto in latino “Quis ut Deus?”).

Non si conosce l’esatto anno della costruzione, ma esisteva certamente intorno all’anno Mille, poiché vi predicò san Domenico di Sora (951-1031). Ampliata e collocata in una progettazione urbana tardo-rinascimentale (nella piazzetta la fontana ingentilisce lo scorcio con tratti classicheggianti), l’attuale chiesa venne consacrata nel 1581 (come è scritto nell’architrave sul portale di ingresso.
Fu poi eretta a insigne Collegiata nel 1750, con bolla di papa Benedetto XIV, con conseguente soppressione delle altre due parrocchie allora esistenti in Vico: S. Maria e S. Martino. La sua struttura interna è a tre navate, con stucchi, affreschi vari e decorazioni barocche.

Nella Cappella delle reliquie si conservano tutti i pezzi più pregiati della chiesa. A cominciare dal paliotto d’altare in stile bizantino (attribuito al XIII secolo), staccato dai mosaici di Santa Maria Maggiore in Roma e portato a Vico verso la metà del XVIII secolo da don Pietropaolo Nardini, “conclavista” del cardinale Colonna. Il paliotto è noto come “tabernacolo Capocci”: il nobile romano Giacomo Capocci (senatore dell’Urbe nel 1231) è ritratto con la moglie Vinia, nell’atto di donare un piccolo tabernacolo reliquiario alla Vergine con il Bambino.

Sopra l’altare della Cappella delle reliquie c’è un dipinto attribuito al Cavalier d’Arpino (il maestro romano del Caravaggio), dove viene ritratta la Trinità “latina”: con il Padre, il Figlio e la colomba dello Spirito Santo. Il quadro non è in buono stato di conservazione. Sempre nella Cappella sono ospitate le spoglie mortali del beato padre Francesco Pitocchi (1852-1922), redentorista, che fu direttore spirituale del seminarista Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa san Giovanni XXIII.

Un altro pezzo pregiato, sempre custodito nella Cappella delle reliquie, è il busto argenteo di San Giorgio, patrono di Vico nel Lazio. Nella tradizione del martirologio romano Giorgio era un militare dell’Impero, martirizzato nel IV secolo dopo Cristo, noto per aver combattuto e vinto il Drago – guerriero più o meno come San Michele Arcangelo – che infestava i borghi dell’Asia minore. Una lapide in marmo celebra l’anniversario dei 1600 anni dal martirio di san Giorgio.

