Da una decina d’anni – dopo una lunga chiusura – è stata riaperta sul lungomare di Gaeta la chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista. Viene chiamata “San Giovanni a Mare” perché è a due passi dalla riva; e per questa vicinanza alla sponda c’è chi ritiene che il pavimento sensibilmente inclinato sia una scelta architettonica per far defluire l’acqua, in caso di mareggiate. Molto più probabilmente è solo un espediente prospettico per simulare una profondità maggiore di un tempietto piccolo e antico.

Il cupolino di stile bizantino, che caratterizza la costruzione dall’esterno (con marmi policromi), denuncia l’origine del manufatto originale: IX-X secolo. Poi tanti rimaneggiamenti, fino al restauro concluso nel 2015 che ha restituito una facciata che poco ha a che fare con quella originale dell’alto Medio Evo, e invece figlia dell’intervento del XVIII secolo.

La chiesa di San Giovanni a Mare fu oggetto di ripristino e rimaneggiamenti già nel 1213, dopo il terremoto documentato quell’anno; vennero utilizzati elementi di recupero, probabilmente in parte provenienti da quella precedente. Tutte le colonne sono di riporto, una diversa dalle altre. Alcune sono semi-murate, a seguito dell’intervento di restauro in epoca barocca, che ha segnato la pianta leggermente ellittica con l’aggiunta di cappelline laterali.

     

L’interno è luminoso, più di quanto si possa sospettare all’esterno. Molti i residui di affreschi (XIII-XIV secolo) di cui erano interamente ricoperte pareti e colonne. Alcuni elementi dell’apparato decorativo sono stati trasferiti nel museo diocesano di Gaeta (come la Visitazione, la Madonna col Bambino e San Lorenzo e Sant’Agata), altri sono ancora presenti nella chiesa. Fra questi, la Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Evangelista, Gabriele Arcangelo, Michele Arcangelo e ignoto, che decora l’intera superficie interna dell’absidiola sinistra.

     

Nella navata di sinistra, nella prima campata, sulla parete laterale si intravvede una Incoronazione della Vergine e una minima parte della sottostante Crocifissione, nonché della decorazione della volta; nella quarta campata, vi è una probabile “Deesis”, della quale permangono una figura assisa in trono ed un’altra sottostante in atteggiamento orante. Deesis significa “supplica” o “intercessione” e rappresenta la preghiera intensa e umile, spesso raffigurata nelle icone bizantine con Cristo, Maria e Giovanni Battista. Ancora un indizio di una tradizione orientale-bizantina, che indica l’origine della costruzione e della dedicazione. D’altronde il Ducato di Gaeta è uno dei presidi bizantini dell’Italia meridionale, fino al VII-VIII secolo. Tra l’VIII e l’XI secolo, i ducati tirrenici-bizantini – Napoli, Sorrento, e Amalfi oltre a Gaeta – acquisiscono gradualmente maggiore autonomia nei confronti dei sovrani bizantini, pur restando formalmente sotto la loro autorità.