Tra le tante apparizioni mariane, quella venerata a Cervaro – paese al confine tra Lazio e Campania, di fronte allo sperone di roccia dove troneggia l’abbazia di Montecassino – è quella che vanta la più antica documentazione scritta.
Nel 1399 l’abate di Montecassino, Enrico Tomacelli, attesta e raccoglie testimonianze delle numerose guarigioni miracolose che si susseguono davanti all’immagine della Madonna, ritrovata per caso nel luogo dove, molti anni prima una pastorella, inferma, affetta da una emiparesi, disse di averla vista e di averle parlato. Inizialmente, la fanciulla non fu creduta. Ma la Vergine, in un secondo colloquio, operò un segno straordinario: guarì completamente la pastorella. Solo allora, convinti dal prodigio, il popolo e il clero si recarono sul luogo indicato. Tra i rovi e la sterpaglia, venne alla luce l’edicola contenente l’immagine della Madonna col Bambino, identificata con il dipinto oggi venerato all’ingresso della chiesa di Santa Maria de Piternis, come viene indicato il Santuario eretto nel 1408.

             

Il santuario ha subito nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti, tanto nella struttura architettonica, quanto nelle raffigurazioni artistico pittoriche presenti all’interno. L’’edificio attuale risale all’ultima ricostruzione del 1692, con evidenti debiti al gusto barocco, quasi rococò. Al suo interno si conservano però alcuni affreschi del XV e XVI secolo. Nell’abside è raffigurato il Cristo Pantocratore circondato dagli apostoli, dai santi e dalla Madonna, con il colore azzurro protagonista (XV secolo), probabilmente originale dell’edificio del 1408. Ai lati della porta d’ingresso si trovano affreschi del XV e XVI secolo, tra cui una Madonna del latte. Sul muro di sinistra vi è una Madonna col Bambino (XV secolo), raffigurata come una donna umanissima e vera, forse il ritratto di una donna di campagna in posa da regina.

     

Nella chiesa, entrando a sinistra, c’è la cappella che venera la Madonna, con una immagine che poteva essere contemplata anche dall’esterno, dal popolo, anche quando la chiesa era chiusa, attraverso una finestrella a ogiva, che si apre alla sinistra della porta d’ingresso.

Dal giorno dell’apparizione (riproposta da una maiolica dell’Ottocento) sul luogo dell’incontro tra la Vergine e la pastorella, sgorgò una fonte d’acqua miracolosa, che venne poi inglobata nella costruzione dell’edificio del santuario. Oggi l’acqua non esce più. La tradizione vuole che la moglie di un ufficiale francese, durante la dominazione napoleonica, facendosi beffe del culto della fonte, come provocazione gettasse nella fonte il suo cagnolino, affetto da un eczema, sfidando la fede popolare: “Se si tratta di acqua miracolosa, guarirà anche lui”. Il cane scomparve nel pozzo, e da allora non sgorgò più acqua. Oggi nella pavimentazione della chiesa c’è un pozzo coperto, visibile da una lastra di vetro: sarebbe il luogo della fonte esaurita.
Una curiosità riguarda il nome del luogo e del Santuario: Madonna de’ Piternis. Secondo alcuni l’espressione “de’ piternis” deriverebbe da una cava di piperino che si troverebbe nelle vicinanze, tipologia di pietra molto diffusa nella zona. Ma c’è chi ritiene che la locuzione sia una derivazione dialettale dell’espressione devozionale “in sempiternis grati”.