La Cattedrale di Sora che oggi conosciamo è figlia di un pentimento imperiale. Federico II, “stupor mundi”, il 28 ottobre 1229 rase al suolo l’intero borgo del Frusinate perché si era troppo appoggiato ai d’Angiò che regnavano a Napoli e che sconfinavano volentieri nei territori attribuiti agli Svevi e quindi al giovane e implacabile imperatore. La distruzione del paese coinvolse anche l’antica Cattedrale, già dedicata a Santa Maria Assunta dal 1155, per volere di papa Adriano IV, edificata su uno sperone roccioso che dominava l’antico foro boario. La chiesa non ebbe vita facile da allora: prima della furia di Federico II anche i Normanni misero a ferro e fuoco Sora, borgo di confine e quindi naturalmente esposto a scontri e vendette.
Ma nel 1250, alla morte dell’Imperatore, si scoprì un suo legato testamentario, che prevedeva la ricostruzione della Cattedrale. Spesso oppositore del Papato, filosofo laico e con grande attenzione alla cultura orientale e islamica, Federico II si legò fortemente all’esperienza religiosa dei cistercensi, volle essere sepolto con la tonaca dei frati di san Bernardo. E protesse molte delle loro abbazie, a partire da quella di Casamari. Non a caso la ricostruzione della Cattedrale di Sora seguì i criteri previsti dall’architettura gotico-cistercense.

Risale alla fine del XIII secolo la costruzione del campanile, meno alto di un piano rispetto a oggi. L’altare maggiore della cattedrale fu consacrato nel 1373.

               

Del XIV secolo sono alcuni dei polittici conservati nella Cattedrale, i cui muri sono però spogli da affreschi, secondo la tradizione cistercense. Il XV fu un secolo di decadenza per la Cattedrale, tanto che un vescovo, Giacomo d’Antiochia, abbandonò la sede episcopale sorana per il palazzo di Sant’Arcangelo in Arpino, forse più confortevole di un edificio divenuto ormai un baluardo difensivo, come dimostra la costruzione di un torrione a pianta circolare.

   

In quel periodo, difatti, il lato settentrionale di Santa Maria Assunta – dapprima esclusa dalla cerchia muraria che dopo le distruzioni restringeva l’abitato – fu riutilizzato e inserito nel nuovo circuito murario che dal colle scendeva fino a saldarsi con il torrione, presso il ponte di San Lorenzo e girava rafforzando tutto il lato destro del fiume Liri che attraversa Sora.

   

Nel Seicento la Cattedrale ha un nuovo periodo di splendore, quando Sora diventa possedimento dei Boncompagni. In quegli anni, intorno al 1610, vengono recuperate le reliquie di San Giuliano, martire, giovane oriundo della Dalmazia, che durante la persecuzione di Antonino Pio, in Italia, presso Anagni, fu riconosciuto come cristiano. Condotto ad Atina, fu assoggettato alla tortura dell’eculeo; mentre subiva i tormenti che non gli impedirono di restare fedele a Cristo, si dice che crollò il tempio dedicato a Serapide e cadde in frantumi la statua del dio. Accusato perciò di magia fu decapitato tra le rovine del tempio medesimo.
I suoi resti furono prima conservati da Costanza Sforza Boncompagni nella chiesa di Santo Spirito (il cofanetto delle reliquie si può vedere in Cattedrale), poi trasferiti in Santa Maria Assunta di Sora. Il martirio di Giuliano è uno dei fatti fondativi della fede nel territorio di Sora. E la memoria di intreccia con quella dell’altra martire, patrona di Sora, Santa Restituta (patrona anche di Lacco Ameno di Ischia, dove si dice venne decapitata). Secondo la tradizione, la Cattedrale occupa il posto dove vennero martirizzati Serapione e Lentulo, i due carnefici di Santa Restituta (martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano, 304), poi convertiti alla religione cristiana dai miracoli della santa, decapitata da loro stessi, dopo che la martire rimase illesa dal fuoco che era stato appiccato alla barca in cui era stata fatta salire perché fosse bruciata.