Santa Maria Goretti è la “Santa bambina” che dopo decenni di devozione popolare incondizionata e appassionata ha finito per essere vittima una seconda volta, suo malgrado, questa volta di diffidenze e sarcasmi: il 5 luglio 1902 fu vittima dell’aggressione mortale da parte di Alessandro Serenelli alla Cascina Antica delle Ferriere di Conca, oggi alle porte di Latina, la città che ancora non c’era, morendo il giorno dopo, 6 luglio, all’ospedale di Nettuno per la setticemia subentrata dopo le ferite che subì nel tentativo di stupro. Dagli anni Settanta – e poi in maniera “scientifica” da 40 anni in qua, dopo il libro di Giordano Bruno Guerri “Povera santa, povero assassino” – vittima di uno sguardo quasi beffardo, persino indegna di occupare un posto anonimo in quella lunga lista di “femminicidi” che vengono enumerati da quando è stato definito un reato specifico, distinto e aggravato rispetto alla fattispecie dell’omicidio.

          

          

La “Casa del martirio” è oggi una costruzione che sembra piombare dal passato, restaurata con cura e scrupolo, testimone di quegli edifici in cui si ammassarono tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, migliaia di disperati, famiglie in povertà assoluta, che inseguivano il sogno di una mezzadria in uno dei posti più infami dell’Italia: l’Agro pontino era palude e malaria. Oggi, grazie al lavoro di quei diseredati, è fertile terreno agricolo tra Roma e il Circeo. Il “luogo” del martirio della “Santa bambina” è nel grande locale che era la cucina della casa condivisa dalle famiglie Goretti e Serenelli. La famiglia di Maria Goretti, marchigiana di Corinaldo (Ancona) – sì il paese dalla tragedia in discoteca del 2018 – era arrivata alle Ferriere nel 1898. Due anni dopo Luigi, il padre, muore di malaria. Maria resta con sei fratelli e la madre Assunta, che riferì dopo la morte della figlia, la frase che Marietta (così la chiamavano) le disse in occasione della morte del padre, nello stesso anno in cui ricevette la prima Comunione (aveva dieci anni, non ne aveva compiuti ancora 12 quando venne uccisa): “Mamma non ti preoccupare. Dio non ci abbandonerà. Tu prendi il posto di papà in campagna e io provvederò a mandare avanti la casa. Camperemo, vedrai”.

San Giovanni Paolo II venne in pellegrinaggio al Casale il 29 settembre 1991. Ma già il primo anno del suo pontificato, il 1979, aveva reso omaggio ai resti mortali di Santa Maria Goretti, a Nettuno, dove sorge il Santuario a lei dedicato, di fronte al porto. Dieci anni prima, nel 1969 fu San Paolo VI a pregare nella cripta dove sono conservati i resti mortali di Marietta.
Il papa santo che per primo si trovò a combattere con il materialismo imposto dalla rivoluzione sessuale di Herbert Marcuse, e l’altro papa santo che così tanto ha riflettuto sulla catechesi del matrimonio e quindi del corpo e della sessualità si sono passati il testimone di fronte alla “Santa bambina”. Ciascuno è libero di guardare alla santità come gli pare, ma senza irriderla e sbeffeggiarla. San Giovanni Paolo II, proprio davanti al corpo di Santa Maria Goretti, disse: “Una cultura volutamente antimetafisica produce logicamente una società agnostica e neopagana”.

          

Ancora oggi si svolgono due pellegrinaggi, l’ultimo sabato di giugno e il primo sabato di luglio, a piedi: si parte dal Santuario di Nettuno (dove nella cripta un grande mosaico racconta la vita di Marietta) si arriva alle Ferriere di Conca, davanti alla Casa del Martirio.
La canonizzazione di Santa Maria Goretti avvenne nel 1950. Come accade sempre in questi casi vennero documentati due miracoli – ne seguirono altri – avvenuti per la sua intercessione. Ma forse il miracolo più grande fu la conversione del suo stupratore, che assistette in piazza san Pietro alla cerimonia del 24 giugno 1950: la prima canonizzazione celebrata in piazza. Serenelli, reo confesso, fu condannato a 30 anni (non gli fu attribuito l’ergastolo, perché minorenne all’epoca dei fatti: aveva 20 anni), ma venne scarcerato nel 1929 per buona condotta. Durante la sua carcerazione vide in sogno Marietta che gli offriva dei gigli. Sul letto di morte la “Santa bambina” lo aveva già perdonato: “Certo che perdono Alessandro, lo voglio vicino a me in Paradiso”. Il giorno di Natale del 1934 Alessandro Serenelli incontra la mamma di Maria. E dal 1937 viene accolto nel convento dei Cappuccini ad Ascoli Piceno. Poi si trasferirà in quello di Macerata, dove è morto il 6 maggio 1970 e dove “visse come un vero figlio di S. Francesco”, scrissero i Cappuccini nella cronaca del loro convento.