Erano anni, decenni, che non mettevo piede nella basilica del mio amato Ambrogio. Santo patrono di Milano. Fu lui a usare per primo il vocabolo “patronus”, nel senso che diamo oggi alla parola, “protettore”, per indicare il legame tra i martiri e la comunità viva dei fedeli. La Basilica a lui dedicata era in realtà, prima della sua morte, la “chiesa nuova”, la “Basilica martyrum”.

          

Eretta nell’area del cimitero “ad martyres”, dove sorgeva già il prezioso oratorio, oggi noto come “Sacello di San Vittore in ciel d’oro”, dedicato a uno dei primi martiri di Milano: Vittore. L’attuale edificio, adiacente alla Basilica, venne ricostruito nel IV-V secolo, e conserva lo straordinario mosaico che, oltre all’effigie di San Vittore, mostra la prima immagine di Ambrogio.

          

La cripta della Basilica – esattamente sotto il ciborio che conserva l’altare d’oro – ospita le spoglie del grande santo dei milanesi, con indosso i paramenti vescovili, collocate in mezzo ai corpi di Protasio e Gervasio in dalmatica rossa.
Fu Sant’Ambrogio, il 17 giugno 386, a ritrovare i resti di Protasio e Gervasio – due fratelli martirizzati nel III secolo – durante l’assedio che Giustina, la madre dell’imperatore bambino, Valentiniano II, impose alla chiesa cattedrale di Milano per fiaccare la resistenza del vescovo. Inutilmente. Proprio il ritrovamento dei resti dei martiri Protasio e Gervasio diede nuovo vigore a Sant’Ambrogio e alla comunità dei fedeli milanesi nel loro contrasto agli ariani.
“Trovammo due uomini di straordinaria statura, com’erano quelli dei tempi antichi. Tutte le ossa erano intatte, moltissimo il sangue. Sappiano tutti quali difensori io cerco – scrive Ambrogio alla sorella Marcellina – capaci di proteggermi, ma incapaci di offendere. Tali difensori, tali soldati ho con me; non soldati del mondo, ma soldati di Cristo”. Con la deposizione delle reliquie di Gervasio e Protasio nella nuova basilica (la cirpta originale conteneva i loro due corpi, ai quali i milanesi aggiunsero quello del loro vescovo – Ambrogio introdusse, per la prima volta nella tradizione della Chiesa occidentale, la traslazione dei corpi dei martiri a scopo liturgico, secondo quanto già in uso in Oriente.

Egli stesso racconta nei suoi scritti che alla traslazione delle reliquie partecipò una grande folla e che durante la traslazione avvenne la guarigione di un cieco di nome Severo, che affermò di avere riacquistato la vista dopo avere toccato la veste che copriva una delle reliquie
Solo lo scorso anno alcune reliquie di Gervasio e Protasio sono state consegnate alla Basilica romana a loro dedicata (nel nome della chiesa di via Nazionale i martiri milanesi sono insieme a Vitale e Valeria). È la più antica basilica cristiana non fondata su templi pagani preesistenti. «Questa Basilica romana – ricordava l’arcivescovo di Milano Delpini, nella cerimonia di consegna delle reliquie – fu eretta per volontà dell’imperatore Teodosio dopo il 390 in onore dei santi Gervasio e Protasio; mai prima d’oggi avevano oltrepassato questa soglia le loro reliquie. Forse perché, proprio nel periodo in cui si edificava questa maestosa Basilica a tre navate, ora ridotta ad una, i rapporti tra sant’Ambrogio e Teodosio erano stati gravemente compromessi dalla strage di Tessalonica. Dopo il massacro, il Vescovo di Milano si oppose fermamente all’imperatore, imponendogli una penitenza pubblica prima di ammetterlo nuovamente alla comunione della Chiesa. In un clima tanto teso, è probabile che Ambrogio abbia preferito custodire le reliquie di Gervasio e Protasio a Milano, aspettando i tempi migliori. Che ora, evidentemente, sono finalmente giunti, dopo 16 secoli».

          

A due passi dalla Basilica di Sant’Ambrogio, in via Lanzone 30, si trova l’oratorio dove la tradizione (scolpita in una lapide) vuole che Ambrogio battezzò Agostino. Ma probabilmente il battesimo avvenne nella vecchia chiesa di Santa Tecla, i cui resti ora sono sepolti sotto il sagrato del Duomo.