Tra i 22 miracoli eucaristici degni di essere considerati tali per la Chiesa cattolica, avvenuti in Italia (ce ne sono decine testimoniati anche in altre parti del mondo) il più antico è quello di Lanciano (provincia di Chieti). Nell’VIII secolo molti monaci fedeli alla regola dettata di san Basilio (329-379) si rifugiarono in Occidente, per sottrarsi alla furia iconoclasta scatenata a Bisanzio dall’imperatore Leone III, Isaurico (675-741). La tradizione vuole che fosse proprio un monaco basiliano, rifugiato a Lanciano, durante la celebrazione eucaristica nella chiesa di san Legonziano (di cui si ha notizia tra il 730 e il 750), ad avere dubbi sulla verità del corpo e del sangue del Cristo nella consacrazione del pane e del vino. L’ostia diventò carne; il vino diventò sangue. Letteralmente. I resti di quella trasformazione fisica sono conservati da allora in una teca con ostensorio e calice sovrapposti e oggi esposti nella chiesa-santuario del Miracolo eucaristico, diventata da allora quasi una fortezza.

          

La conservazione delle reliquie miracolose ha suggerito nel corso del tempo una progressiva ricostruzione sul luogo della piccola chiesa dedicata a san Legonziano (oggi, nella foto, sottoposta, come cappella-cripta, alla chiesa che ospita le reliquie). I basiliani restarono in città fino alla seconda metà del XII secolo. Di sicuro i Benedettini arrivarono nel 1176; nel 1252 furono i francescani a prendere possesso del Santuario delle reliquie e ingrandirono la chiesa nuova (che nelle sue trasformazioni barocche è quella che vediamo ancora oggi, sorta sopra l’area archeologica, dove avvenne il miracolo, nella foto la cappella, con i residui delle mura dell’VIII secolo).

Nel tabernacolo oggi nella Cappella dell’Adorazione furono conservate le reliquie fino al 1636, quando fu realizzato l’odierno ostensorio, esposto nella chiesa principale che confina con la cappella di Santa Chiara (secondo la vita narrata da Tommaso da Celano, Santa Chiara respinse le truppe di Federico II di Svevia, imponendo il tabernacolo eucaristico).

L’ultima ricognizione sui resti dell’ostia/copro e del vino/sangue è avvenuta nel 1971. L’equipe medica di allora ha certificato che il contenuto dell’ostensorio (che ha ancora la forma circolare di un’ostia) è vera carne umana, in cui sono riconoscibili fibre del miocardio, endocardio, nervo vago di un ventricolo cardiaco sinistro. Così come vero sangue umano (gruppo sanguigno AB – lo stesso della Sindone di Torino) sono i cinque grumi conservati nel calice. Nella relazione di cinquant’anni fa si fa notare come la conservazione della carne e del sangue, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed esposti all’azione di agenti fisici, atmosferici e biologici, rimane di per sé un fatto straordinario.

I miracoli eucaristici sono misteriosi eventi di conforto – inessenziali per la fede – di fronte al mistero dell’Eucaristia.
Non tutti producono opere d’arte strabilianti – come il Duomo di Orvieto, eretto per celebrare il miracolo eucaristico di Bolsena, forse il più noto, allora l’incredulo fu un prete boemo, 1263 – in molti casi si tratta di discrete presenze, rimaste nelle pieghe della storia. Come quello che abbiamo raccontato di Alatri (Frosinone) del 1228 (vedi Il Miracolo di Alatri | Teofilo). Quello di Lanciano è il più antico.

          

Nella chiesa-fortezza, oggi Santuario del Miracolo eucaristico, si cumulano dodici secoli di storia di difesa della memoria di quei fatti straordinari. Elementi archeologici ed emergenze artistiche notevoli, come gli affreschi del XV secoli visibili in quello che fu per un certo periodo un battistero, meritano un viaggio e una sosta. Per chi ci crede e per chi ancora dubita. Al miracolo non si può chiedere di sostituirsi alla fede. A volte l’aiuta e la conforta.